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Gli Stati Uniti stanno già attraversando una fase di recessione?
Jared Franz
Economista
Pramod Atluri
Gestore di portafoglio a reddito fisso
Diana Wagner
Gestore di portafoglio azionario

L'economia statunitense sta attraversando una fase di recessione oppure no? Questa è la domanda che si pongono molti investitori dopo che il prodotto interno lordo (PIL) degli Stati Uniti ha registrato un calo per due trimestri consecutivi nella prima metà dell'anno, evento comunemente associato alla recessione.


Tuttavia, alla luce della crescita sostenuta del lavoro, del tasso di disoccupazione storicamente basso e della solida crescita della spesa al consumo, non sembra una fase recessiva destinata a rimanere nella storia. Che conclusione possiamo quindi trarre?


"Dipende a chi si pone la domanda", afferma Jared Franz, economista di Capital Group. "Vista la crescita più sostenuta dei prezzi di generi alimentari, energia e alloggi rispetto ai salari, il consumatore americano medio probabilmente risponderebbe di sì. A mio avviso, siamo sull'orlo di una recessione o ci stiamo già entrando."


Con un senso di prospettiva, negli ultimi 70 anni la recessione media degli Stati Uniti è durata circa 10 mesi e ha comportato un calo del PIL del 2,5%. Secondo le stime di Franz, la prossima recessione potrebbe essere peggiore della media, se le tendenze attuali persistono, ma, in ogni caso, meno grave della Grande Recessione che ebbe luogo dal dicembre 2007 al giugno 2009.


I principali indicatori economici mettono in luce una potenziale recessione

Fonti: Capital Group, Bureau of Economic Analysis, National Bureau of Economic Research, US Department of Commerce. L'asse delle Y è limitato a un intervallo compreso tra -10% e +10% per rappresentare un intervallo normalizzato, ma il Q2:20 e il Q3:20 superano questo intervallo (con -35,7% e +30,2%) soprattutto a causa della pandemia. Al 30 giugno 2022.

Quando potremo esserne certi?


L'arbitro ufficiale delle recessioni statunitensi, il National Bureau of Economic Research (NBER), si riserva del tempo per esprimere il proprio parere. Il gruppo no profit tiene conto di molti fattori oltre il PIL, compresi i livelli di occupazione, il reddito delle famiglie e la produzione industriale. Poiché, solitamente, il NBER non rivela i suoi risultati fino a sei-nove mesi dopo l'inizio di una recessione, potremmo dover aspettare fino al prossimo anno per una comunicazione ufficiale.


"Bisogna però riconoscere che alla maggior parte dei consumatori probabilmente non interessa cosa pensa il NBER", aggiunge Franz. "Vedono un'inflazione superiore al 9%, un forte aumento dei prezzi dell'energia e un calo delle vendite immobiliari. Loro percepiscono l'impatto di questi dati. Il mercato del lavoro è uno degli unici punti dati che non segnala una recessione in questo momento."


A giugno negli Stati Uniti sono stati creati 372.000 posti di lavoro, un numero superiore alle aspettative della maggior parte degli economisti. Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 3,6%, quasi al minimo storico. Tuttavia, come spiega Franz, questo numero riflette uno squilibrio tra domanda e offerta in un'economia che non si è ancora ripresa completamente dalla pandemia. Nei mesi a venire, l'economista si aspetta un incremento del numero di persone in cerca di lavoro. Ciò dovrebbe far aumentare il tasso di disoccupazione, in quanto le aziende riducono il numero di nuove assunzioni.


Un fattore positivo: un mercato del lavoro statunitense solido

Fonti: Capital Group, Bureau of Labor Statistics, National Bureau of Economic Research, US Department of Labor. A giugno 2022.

La spesa al consumo, invece, è aumentata dell'1,1% a giugno. Si tratta, in apparenza, di un numero elevato, afferma Franz, ma dopo aver effettuato la correzione per l'inflazione è sostanzialmente irrilevante. Il dato riflette anche l'aumento della spesa per beni di prima necessità, come l'assistenza sanitaria e l'abitazione, e nasconde il calo di categorie discrezionali come l'abbigliamento e le attività ricreative. Questo spostamento della spesa è stato sottolineato di recente quando i rivenditori Walmart e Best Buy hanno lanciato un allarme in merito ai profitti, notando che l'aumento dei prezzi dei generi alimentari e dell'energia stava danneggiando le vendite di articoli discrezionali.


"La spesa complessiva dei consumatori o i livelli di occupazione non hanno ancora registrato un calo", afferma Franz, "ma penso che sia solo questione di tempo".


Il settore immobiliare statunitense è sotto pressione


Un altro segnale preoccupante è il rapido calo delle vendite di nuove case. Con l'aumento significativo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve statunitense per contrastare l'inflazione, i tassi ipotecari sono saliti alle stelle negli ultimi mesi, innescando una forte reazione nel mercato immobiliare.


Il mese scorso gli acquisti di nuove case unifamiliari sono diminuiti dell'8,1%, il calo più significativo registrato in oltre due anni. Le vendite di case di proprietà sono crollate del 5,4%, segnando il quinto mese consecutivo di ribassi. Inoltre, l'aumento vertiginoso dei prezzi delle case durante la pandemia solleva preoccupazioni circa la possibilità di una dolorosa correzione.


L'aumento degli immobili sul mercato suggerisce che la recessione potrebbe essere più ostica

Fonti: Capital Group, National Bureau of Economic Research, US Census Bureau. A giugno 2022.

"Quando si parla di impatto sull'economia, il mercato immobiliare è di gran lunga superiore al suo peso", spiega Franz. "Non escludo il rischio che una correzione più ampia in questo settore possa aumentare l'entità e la durata della prossima recessione."


Perché l'inflazione statunitense dovrebbe calare


Se ci stiamo avviando verso un periodo di recessione, il lato positivo potrebbe essere un'inversione delle pressioni inflazionistiche estreme registrate nell'ultimo anno. In effetti, alcuni sostengono che l'inflazione sia talmente fuori controllo che potrebbe essere necessaria una recessione sostanziale per riportarla all'obiettivo del 2% fissato dalla Fed. A giugno l'inflazione statunitense ha toccato il picco massimo da 40 anni a questa parte (9,1%).


"La domanda centrale è: siamo oppure no in un nuovo regime inflazionistico? Io non credo", afferma Pramod Atluri, gestore di portafogli a reddito fisso  "È probabile che i prezzi al consumo scendano nei prossimi mesi a causa dell'inizio della recessione e del calo della domanda."


Cosa significa questo per il mercato obbligazionario, che quest'anno ha registrato il calo più significativo degli ultimi quarant'anni? Secondo Atluri, il peggio potrebbe essere passato, in quanto la Fed sta valutando se continuare ad aumentare i tassi di interesse in presenza di una recessione economica. In effetti, il mercato obbligazionario sta già valutando le aspettative che la Fed taglierà i tassi più volte nel 2023.


"I segnali che indicano che l'inflazione ha raggiunto il suo picco sono molti", aggiunge Atluri, citando il calo dei prezzi della benzina da metà giugno, del grano, del mais e di altre materie prime da metà maggio. "Ciò potrebbe dare alla Fed la copertura di cui ha bisogno per sostenere la crescita economica, pur continuando a dare il giusto peso all'inflazione."


Nel frattempo, Atluri si aspetta una maggiore volatilità man mano che il mercato si adegua alla politica monetaria più restrittiva. In termini di portafogli, ciò significa orientarsi verso investimenti di qualità superiore, tra cui i Treasury statunitensi e i titoli garantiti da mutui ipotecari, ma anche cercare investimenti opportunistici in obbligazioni societarie e dei mercati emergenti, dove gli investitori vengono compensati per il crescente rischio di recessione.


Prendere in considerazione gli investimenti adatti a qualsiasi condizione di mercato


Analogamente, nei mercati azionari, l'identificazione di società di alta qualità con flussi di cassa costanti e margini di profitto affidabili è fondamentale per sopravvivere alle recessioni, afferma Diana Wagner, gestore di portafogli azionari. Le società con dividendi solidi e in crescita sono particolarmente interessanti.


"In questo contesto, si vuole investire in società i cui fondamentali reggeranno relativamente meglio. Il potere di determinazione dei prezzi e la stabilità della domanda sono componenti importanti", ha dichiarato Wagner durante un recente webinar di Capital Group.


"Preferisco un portafoglio relativamente concentrato, adatto a qualsiasi condizione di mercato e in grado di prosperare in diversi contesti di mercato", aggiunge. "Detengo le mie partecipazioni principali in società di assistenza sanitaria, software e assicurazioni. Investo anche i beni di consumo, ma bisogna essere molto selettivi in questo settore perché alcune valutazioni sono diventate piuttosto elevate."



Le recessioni sono state dolorose ma meno incisive delle espansioni

Fonti: Capital Group, National Bureau of Economic Research, Refinitiv Datastream. I dati riportati nel grafico sono gli ultimi disponibili al 30/06/2022 e sono rappresentati su scala logaritmica. L'espansione iniziata nel 2020 è ancora considerata attuale al 30/06/2022 e non è inclusa nelle statistiche di riepilogo dell'espansione media. Poiché il NBER annuncia il mese di inizio e di fine delle recessioni e non le date esatte, abbiamo usato le date di fine mese per il calcolo dei posti di lavoro creati. Per i tassi di crescita del PIL abbiamo utilizzato i valori di fine trimestre più prossimi.

A quale tipo di recessione si prepara Wagner?


"Sono molti i segnali contrastanti, ma è chiaro che l'economia stia rallentando e credo che il rischio di stagflazione sia reale", afferma l'esperta, riferendosi al periodo di crescita stagnante e alta inflazione degli anni Settanta. "Ogni recessione ha conseguenze negative, ma mi aspetto che la prossima sia meno dannosa di quella del 2008. La cosa importante da ricordare per gli investitori è che le recessioni sono state di solito di breve durata, mentre le espansioni sono state molto più vigorose."



Jared Franz è un economista di Capital Group che si occupa degli Stati Uniti e dell'America Latina. Ha maturato 16 anni di esperienza nel settore degli investimenti e lavora in Capital Group da 7 anni. Ha conseguito un dottorato in economia presso l'Università dell'Illinois a Chicago e una laurea in matematica presso la Northwestern University. Inoltre, è membro del Forecasters Club di New York e della National Association for Business Economics. Risiede a Los Angeles.

Pramod Atluri ha 20 anni di esperienza nel settore degli investimenti, tre dei quali con Capital Group. Prima di entrare a far parte di Capital, Pramod era un gestore di portafoglio a reddito fisso presso Fidelity Investments e un consulente di gestione presso McKinsey & Company. Ha conseguito un MBA ad Harvard e una laurea in chimica biologica presso l'Università di Chicago. Pramod è anche titolare di un CFA charterholder.  

Diana Wagner è un gestore di portafoglio azionario con 23 anni di esperienza nel settore degli investimenti. Ha conseguito un MBA presso la Columbia Business School e una laurea in storia dell'arte presso l'Università di Yale.

 


 

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