Il debito dei mercati emergenti (DME) denominato in valuta locale si è affermato come una delle gamme di opportunità più diversificate nel panorama del reddito fisso globale. Le emissioni sono aumentate, la liquidità è migliorata, le curve dei rendimenti si sono sviluppate e la base degli investitori si è ampliata, coinvolgendo operatori nazionali e internazionali. Per molte economie emergenti, un mercato obbligazionario locale ben funzionante e una politica monetaria credibile sono ormai indicatori di sviluppo economico anziché semplici aspirazioni.
Per gli investitori, la questione non è più se vale la pena destinare una quota del proprio portafoglio al DME in valuta locale, bensì quale sia il modo migliore per trarne vantaggio. Un approccio passivo o smart beta offre un punto di ingresso a basso costo, ma comporta anche una serie di decisioni che molti investitori potrebbero non comprendere appieno. A nostro avviso, le caratteristiche strutturali di questa asset class, ovvero l’ampiezza, l’eterogeneità e le molteplici fonti di rendimento, creano le condizioni in cui una gestione attiva specializzata è particolarmente adatta a generare valore aggiunto.
Le dimensioni del mercato evidenziano quanto sia alta la posta in gioco. Il famoso indice JPMorgan GBI-EM Global Diversified rappresenta circa 2.800 miliardi di dollari USA, a fronte di circa 16.600 miliardi di dollari di debito pubblico negoziabile in valuta locale. In altre parole, l’indice copre meno del 17% del mercato in generale. Un ampio ventaglio di opportunità si colloca quindi, sin dall’inizio, al di fuori del benchmark standard.