Informazioni importanti

Questo sito Web è riservato agli intermediari finanziari in Italia.

 

Se sei un investitore privato fai clic qui, se sei un investitore istituzionale fai clic qui. Se cerchi informazioni per un altro paese, fai clic qui.

 

Selezionando una delle opzioni, dichiari di aver compreso appieno e di aver accettato le Informazioni regolamentari e legali.

Reddito fisso Quick take: Impatto dell’esito delle elezioni USA sui mercati emergenti

Dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali USA, condividiamo alcune analisi del gestore di portafoglio Kirstie Spence in merito all’impatto sui mercati emergenti, con particolare attenzione alla politica fiscale espansiva e al potenziale protezionismo/dazi.

 

In generale, l’impatto dei dazi è complesso e dipende da come vengono concepiti, da quando vengono imposti e da quanto tempo rimangono in vigore. Se la domanda di beni importati è elastica, i dazi la ridurranno a causa dell’aumento dei costi, diminuendo direttamente la domanda di quelle valute estere, che probabilmente si indeboliranno.

 

I partner commerciali che controllano i tassi di cambio potrebbero lasciar deprezzare le loro valute per compensare l’effetto dei dazi. Nel lungo periodo, la domanda tende a diventare più elastica, perché i consumatori iniziano a reperire beni sostitutivi e modificare le loro abitudini di consumo.

 

Un programma di politica fiscale espansiva potrebbe aumentare le aspettative di crescita degli Stati Uniti e attirare flussi di capitale verso gli USA, favorendo così il dollaro. A più lungo termine, tuttavia, ci si chiede come l’espansione del rapporto debito/PIL e delle finanze pubbliche degli Stati Uniti influirà sui mercati e avrà un impatto sui livelli complessivi dei rendimenti statunitensi e sulla forma della curva.

 

Una politica economica più irregolare e imprevedibile potrebbe avere effetti opposti sul dollaro e dunque sulle valute dei mercati emergenti (ME), ma sembra probabile una maggiore volatilità. Tra le argomentazioni a favore di un rafforzamento delle valute dei ME va citata la chiara preferenza di Trump per un deprezzamento del dollaro. Trump ha infatti dichiarato pubblicamente che gli USA hanno un grande problema di valuta e che la solidità del dollaro ha minato la competitività del Paese.

 

Sebbene il quadro non appaia eccessivamente positivo per le valute dei ME, vi sono ragioni per rimanere ottimisti sull’asset class del debito dei mercati emergenti nel suo complesso. Un esito chiaro e rapido è quasi sempre positivo, indipendentemente dal risultato. Poiché le elezioni statunitensi hanno causato incertezza politica per imprese e investitori per la maggior parte di quest’anno, il superamento di questo ostacolo dovrebbe migliorare la chiarezza politica, riducendo in qualche misura la volatilità. La realtà politica potrebbe anche non essere così forte come delineata durante la campagna elettorale. Durante il primo mandato di Trump nel 2016, l’attenzione si è inizialmente concentrata sulla politica fiscale piuttosto che su quella commerciale. Se avverrà la stessa cosa, la crescita statunitense si rafforzerà grazie a una politica fiscale espansiva, che a sua volta è positiva per i ME.

 

I ME hanno fatto molta strada dall’ultima presidenza di Trump nel 2016 e sono diventati molto più resilienti e autosufficienti. Presentano anche migliori fondamentali, con la possibilità di allentare i tassi e sostenere la crescita se necessario. La Cina, in particolare, potrebbe allentare la pressione fiscale, compensando alcuni degli ostacoli derivanti dall’aumento dei dazi.

 

Nei ME le valutazioni rimangono piuttosto interessanti, in quanto le banche centrali hanno assunto un atteggiamento aggressivo a fronte delle pressioni interne sui prezzi e dell’incertezza esterna. Molti Paesi, quindi, soprattutto in luoghi come l’America Latina, hanno la possibilità di allentare la politica a sostegno della crescita, se necessario, a condizione che l’inflazione rimanga sotto controllo. Inoltre, rispetto al passato, dipendono molto meno dai finanziamenti in dollari, quindi dovrebbero essere più resilienti.

Kirstie Spence è un gestore di portafogli obbligazionari di Capital Group. e fa parte del Capital Group Management Committee. Vanta un’esperienza di 29 anni nel settore degli investimenti, tutti maturati in Capital Group. Ha conseguito una laurea di secondo livello con lode in lingua tedesca e relazioni internazionali presso la University of St. Andrews, Scozia. Kirstie Spence opera dalla sede di Londra.

I risultati passati non sono una previsione dei risultati futuri. Non è possibile investire direttamente in un indice, che non è gestito. Il valore degli investimenti e del relativo reddito può aumentare come diminuire e l'investitore potrebbe perdere in parte o per intero l'importo dell'investimento iniziale. Le presenti informazioni non intendono fornire consulenza fiscale, per gli investimenti o di altra natura, né essere una sollecitazione all'acquisto o alla vendita di titoli.
 
Le dichiarazioni espresse da un singolo individuo rappresentano l'opinione di tale persona alla data di pubblicazione e non coincidono necessariamente con le opinioni di Capital Group o delle sue affiliate. Salvo diversamente indicato, tutte le informazioni si intendono alla data riportata. Alcune informazioni potrebbero provenire da terze parti e, di conseguenza, l'affidabilità di tali informazioni non è garantita.
 
Capital Group gestisce le azioni mediante tre gruppi d'investimento. Questi gruppi effettuano investimenti e assumono decisioni di voto per delega in modo indipendente. I professionisti dell'investimento obbligazionario forniscono servizi di ricerca e gestione degli investimenti a reddito fisso a livello dell'intera organizzazione Capital; tuttavia, per i titoli con caratteristiche di tipo azionario, essi operano unicamente per conto di uno dei tre gruppi d'investimento azionario.