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Elezioni di metà mandato negli Stati Uniti: ci sarà un ribaltamento alla Camera?
Matt Miller
Economista politico

Il fermento che circonda le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti di recente ha registrato un aumento, in quanto alcuni esperti suggeriscono che il Partito Repubblicano potrebbe non riuscire a riconquistare la Camera con un'"ondata rossa" attesa fino a pochi mesi fa.


Il mio punto di vista: mi aspetto ancora che i Repubblicani vincano alla Camera. Questa è stata la mia posizione sin dall'inizio del mandato del Presidente Biden — anche prima che l'inflazione salisse ai massimi da 40 anni e gli americani iniziassero a temere una potenziale recessione. Il risultato al Senato, nel frattempo, rimane un'incognita che ritengo possa essere conquistato dall'uno o dall'altro schieramento, via via che la campagna si fa più serrata in una serie di stati chiave.


I Democratici controllano la Camera con una maggioranza risicata. La situazione sta per cambiare?

Midterm elections chart

Fonti: Capital Group, 270toWin, Cook Political Report, Office of Clerk della Camera dei Rappresentanti USA. Il numero di distretti competitivi è il numero totale delle prossime elezioni parlamentari americane, il cui esito è stato classificato da 270toWin come "probabile", "incline", "possibile" o "50 e 50", sulla base delle attuali stime di consenso da otto fonti di sondaggi, tra cui Cook Political Report, FiveThirtyEight, Inside Elections, Fox News, Politico, Split Ticket, Elections Daily e Sabato's Crystal Ball. Al 14 ottobre 2022.

Devo sottolineare che si tratta di un'analisi e non di un'argomentazione di difesa. È mio compito consigliare il team di investimento di Capital Group su questioni politiche e programmatiche, e mi impegno a farlo senza pregiudizi o partigianerie di sorta.


Se avrò ragione sull'esito delle elezioni del prossimo 8 novembre, la vittoria repubblicana segnerà la fine della fase affermativa della presidenza di Biden. Dal punto di vista degli investimenti, l'unica cosa che conta è il cambio di maggioranza alla Camera. Con i Repubblicani sempre pronti a chiudere i rubinetti della spesa pubblica, non ci sarebbe alcuna possibilità di approvare una legislazione ambiziosa in materia di fiscalità, cambiamenti climatici o politica del lavoro almeno fino al 2025.


È vero che di recente i Democratici hanno ottenuto una serie di successi legislativi, acquisendo anche un certo slancio politico a seguito della decisione della Corte Suprema di rovesciare la sentenza Roe v. Wade del 1973, che sanciva i diritti federali relativi all'aborto, beneficiando anche dei guai giudiziari dell'ex Presidente Donald Trump. Questi eventi hanno dato luogo a una narrazione di "gran ritorno" da parte della stampa che ha portato alcune fonti a sostenere che la Camera a maggioranza democratica possa reggere.


Io non ci credo. E vi spiego il perché:


1. I Repubblicani non hanno bisogno di molto


Per ottenere la maggioranza alla Camera, gli basta aggiudicarsi solo cinque seggi. Storicamente, nel primo midterm di una presidenza, il partito all'opposizione ne vince molti di più.


2. Il basso indice di gradimento di Biden è un segnale negativo


La sua popolarità è passata dal 38% delle medie dei sondaggi a un 40 per cento scarso. Se dovesse salire fino al 40 o 50%, questo incremento potrebbe fare la differenza, ma sono scettico sul fatto che possa arrivarvi nel breve periodo che gli rimane. Un 40 per cento scarso è una pessima posizione per presentarsi alle elezioni di midterm. Come hanno osservato altri analisti, era più o meno lo stesso livello in cui si trovavano Ronald Reagan, Bill Clinton, Barack Obama e Trump al loro primo metà mandato, elezioni durante le quali i succitati ex Presidenti persero, rispettivamente, 26, 52, 63 e 40 seggi alla Camera.


Alle elezioni di metà mandato il partito al potere in genere perde seggi alla Camera.

 

Midterm elections chart

Fonte: "Seats in Congress Gained/Lost by the President's Party in Mid-Term Elections." The American Presidency Project.

3. La stretta sul "voto generico" è fuorviante


Molti osservatori giustamente fanno notare che il "voto generico" si è ristretto. Si tratta di una domanda comune che i sondaggisti pongono per sapere quale partito gli intervistati sosterrebbero se le elezioni si tenessero oggi, anziché quale specifico candidato voterebbero. Considerando le medie dei sondaggi recenti, i Democratici hanno guadagnato un punto di vantaggio nel voto generico, rispetto a un meno 2,5% all'inizio di maggio.


Sembra un passo avanti, e lo è. Tuttavia, ricordiamoci che nel 2020 i Democratici avevano un vantaggio del 7,3% nel voto generico fino al giorno delle elezioni ma i Repubblicani si erano aggiudicati 14 seggi alla Camera, contrariamente alla "ondata blu" che molti si aspettavano. Questa sottovalutazione nei sondaggi di un possibile colpo di scena pro-repubblicano alla Camera è avvenuta anche nel 2014 e nel 2016.


4. Persino alcuni dei più famosi "guru" si erano sbagliati in modo eclatante


Il Cook Political Report viene spesso considerato il principale strumento di previsione dei risultati elettorali a Washington. Conosco e rispetto le persone che dirigono questa organizzazione. Il mese scorso ha provocato un'increspatura quando hanno spostato cinque corse nella direzione dei Democratici, affermando che una vittoria repubblicana alla Camera non è più così scontata.


I commentatori che si sono cimentati in quest'ultima resa dei conti dimenticano quanto si fosse sbagliato il Cook Report nel 2020, quando la loro ultima previsione per la Camera era che i Democratici erano pronti ad espandere la loro maggioranza di 10-15 seggi, per poi vedere i Repubblicani vincerne 14. È stato un clamoroso abbaglio. Il lavoro degli esperti analisti politici a Washington è un utile contributo per valutare la campagna elettorale, ma non ci dice certamente l'ultima parola.


Storicamente, l'azionario americano registra un ottimo andamento quando la maggioranza al Congresso è divisa

Partisan control chart

Fonti: Capital Group, Strategas. Al 31/12/2021. "Governo unificato" indica che la Casa Bianca, la Camera e il Senato sono controllati dallo stesso partito politico. "Congresso unificato" indica che la Camera e il Senato sono controllati dallo stesso partito, diverso da quello alla Casa Bianca 

Tanto per essere chiari, penso che quest'ultima trovata retorica del "grande ritorno" dipenda dalla sete dei media nazionali di cambiare la narrazione. I Democratici si stanno anche muovendo con una certa aggressività per cercare di rendere maggiormente le elezioni di metà mandato una possibilità di "scelta", e non solo un referendum sul Presidente. Tuttavia, via via che leggo il loro lavoro, gli analisti politici più attenti – anche di sinistra – riconoscono per lo più che le prospettive della Camera restano fermamente a favore dei Repubblicani.


E se i Repubblicani vincessero sia alla Camera sia al Senato?


Un risultato del genere probabilmente comporterebbe scontri epici tra il Congresso e la Casa Bianca, nonché a una potenziale resa dei conti sull'ipotesi di riduzione del carico fiscale sul ceto medio. Biden e i Democratici potrebbero realisticamente opporsi a una riduzione delle imposte per il cittadino comune in vista delle prossime elezioni presidenziali? Sarebbe un corso d'azione molto arduo da seguire.


Senza dubbio, queste linee di scontro sono già state tracciate per il 2024.



Matt Miller è economista politico del Capital Group e ospita il podcast Capital Ideas. In precedenza era consulente senior presso McKinsey, un editorialista e autore del Washington Post, ospite del programma "Left, Right & Center" della radio pubblica e un aiutante della Clinton White House. Ha conseguito una laurea in giurisprudenza presso la Columbia e una laurea in economia presso la Brown.


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