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Volatilità di mercato
La volatilità del mercato azionario può tradursi in opportunità?
Darrell Spence
Economista
Tom Hollenberg
Gestore di portafoglio a reddito fisso
Margaret Steinbach
Investment Director nel reddito fisso

I timori di un'inflazione persistente e di un inasprimento della politica monetaria hanno scosso i mercati dall'inizio dell'anno. I settori con valutazioni più elevate, come quello tecnologico, hanno sofferto dell'impatto iniziale del sell-off, in quanto queste valutazioni sono state sottoposte a un accurato esame con l'aspettativa di un rialzo dei tassi di interesse. La volatilità si è diffusa alle blue chip, con lo Standard & Poor's 500 Composite Index che ha registrato una breve correzione il lunedì, per poi tornare bruscamente ai valori precedenti. Il mercoledì i mercati hanno nuovamente avuto un andamento altalenante prima di chiudere quasi piatti quando la Federal Reserve ha lasciato intendere che potrebbe optare per innalzare i tassi e ridurre il proprio bilancio prima di quanto precedentemente previsto.


Le rinnovate tensioni geopolitiche, dalla crisi ai confini tra Russia e Ucraina ai rapporti tra Cina e Stati Uniti, continuano ad alimentare le incertezze del mercato e probabilmente manterranno una certa pressione sui prezzi degli asset nei mesi a venire. Pur ritenendo plausibile il persistere della volatilità, molti dei nostri professionisti degli investimenti sono convinti che i mercati godano di uno stato di salute migliore rispetto a quanto possa sembrare ai più. 


Di seguito sono riportate alcune delle loro opinioni su come la correzione del mercato e i cambiamenti nella politica della Federal Reserve statunitense potrebbero fornire un'opportunità per adeguare i portafogli, adottando un'azione selettiva laddove abbiano convinzioni a lungo termine per posizionare i portafogli per i prossimi tre-cinque anni.


I settori growth presentano ancora delle opportunità


La gravità della correzione del mercato riflette un sentiment di sempre maggiore avversione al rischio da parte degli investitori, andando a colpire più duramente i titoli growth con valutazioni costose e gli asset speculativi, come le criptovalute. Nel frattempo, i titoli con un maggiore orientamento value in settori quali energia, finanza e beni di consumo se la sono cavata meglio, a suggerire che una rotazione del mercato a lungo termine potrebbe prendere piede.


Il NASDAQ Composite è sceso del 7,6% la settimana scorsa, subendo la flessione più marcata dall'inizio della pandemia. Il 26 gennaio, il 44% dei titoli del NASDAQ Composite registravano valori in calo del 50% o più rispetto ai loro massimi su 52 settimane.


Differenze tra rendimenti

Fonti: Fonti: Capital Group, MSCI, NASDAQ, Refinitiv Datastream. L'andamento dei rendimenti da inizio anno si basa sui rendimenti totali relativi al 31 dicembre 2021. I rendimenti si intendono alla chiusura del mercato il 21 gennaio 2022

Netflix è stato tra i titoli più colpiti la scorsa settimana, quando il prezzo dell'azione è sceso del 22% il 21 gennaio, dopo aver registrato una crescita di sottoscrizioni inferiore al previsto. Questo ha suscitato preoccupazioni più profonde riguardo al fatto che anche i giganti del settore potrebbero non essere risparmiati dall'erosione della domanda, da una concorrenza più agguerrita e da utili in potenziale deterioramento. Nel settore tecnologico, il recente andamento dei prezzi indica che gli investitori preferiscono le società di alta qualità, con un basso rapporto prezzo-utili (P/E) rispetto a quelle con valutazioni più elevate che tendono ad essere più sensibili all'aumento dei tassi.


Tuttavia ci si deve aspettare una volatilità dei prezzi delle azioni delle società emergenti. Negli ultimi quindici anni, alcune società in rapida crescita hanno sperimentato molteplici correzioni di prezzo dell'azione. Gli investitori che sono riusciti a superare le turbolenze del mercato e hanno mantenuto i propri investimenti hanno comunque realizzato rendimenti interessanti.


Nel breve termine, gli utili sono importanti. La storia ha dimostrato che alcune società con multipli elevati possono continuare ad apprezzarsi se i fondamentali superano le aspettative nel tempo. Ciò è particolarmente vero per società growth selezionate che dispongono di mercati ampi, pienamente approcciabili e in espansione, con percorsi di crescita dei ricavi e degli utili potenzialmente lunghi.


Le notizie di qualche giorno fa dalla Fed sono state un po' più aggressive di quanto anticipato dal mercato, ma non cambiano le nostre prospettive per l'anno. Continuiamo a prevedere almeno quattro rialzi dei tassi (25 punti base) e riteniamo plausibile che quest'anno l'inflazione si mantenga ben al di sopra del target della Fed. Riteniamo che non si possa escludere un ritmo più sostenuto dei rialzi dei tassi e i commenti di Powell alla conferenza stampa lo hanno confermato.


La Fed potrebbe accelerare la stretta nonostante i picchi di volatilità

- Tom Hollenberg, gestore del portafoglio a reddito fisso, e Margaret Steinbach, direttore degli investimenti a reddito fisso

L'ultima volta che la Fed ha innalzato i tassi, lo ha fatto con incrementi di 25 punti base ogni trimestre. Verosimilmente questa è ancora la sua linea d'azione più probabile, ma tenuto conto del fatto che l'inflazione è di gran lunga superiore al livello target, non vi è ragione per cui la Fed possa voler limitare la sua facoltà di innalzare i tassi più rapidamente se necessario. Nei commenti rilasciati alla stampa, Powell non ha rigettato l'opzione che la Fed possa accelerare l'inasprimento né escluso la possibilità di aumentare i tassi con incrementi di 50 punti base.


Nei prossimi trimestri gli investitori potrebbero trovarsi a sperimentare una fase di turbolenza. Per stimolare una maggiore volatilità del mercato azionario potrebbero non essere necessari molti rialzi dei tassi o un più forte inasprimento quantitativo. Tuttavia, secondo il parere del team dei tassi di Capital Group, non è verosimile che il mercato azionario allontani la Federal Reserve dal percorso di inasprimento, come accaduto durante l'ultimo ciclo di rialzi. Se torniamo al 2017 e al 2018, quando la Fed innalzò i tassi di 175 punti base, allora ebbe la possibilità di invertire la rotta quando i prezzi degli asset crollarono a causa dell'inflazione inferiore al livello target. Oggi non è così. 


Questo potrebbe essere un dilemma complesso per la banca centrale. Potrebbe essere difficile per la Fed rivendicare di essere credibile in merito al raggiungimento del suo duplice mandato (di promuovere la stabilità dei prezzi e la piena occupazione) se dovesse far marcia indietro rispetto al suo programma di inasprimento prima che l'inflazione scenda.


Sebbene ogni periodo di inasprimento monetario possa generare una maggiore volatilità del mercato, le azioni statunitensi potrebbero continuare ad essere supportate dalla crescita degli utili. E seppure le valutazioni siano elevate rispetto ai livelli storici, esse non sono esorbitanti se si considerano i livelli attuali e previsti dei tassi di interesse.


Sono convinto che gli utili dello S&P 500 possano crescere dall'8% al 10% nel 2022, che è ancora un tasso rispettabile considerando il netto rimbalzo degli utili societari lo scorso anno. Inoltre, se da un lato l'inflazione è certamente una preoccupazione per le condizioni economiche generali, dall'altro può essere utile per la crescita degli utili.


I dati recenti sembrerebbero indicare che l'inflazione potrebbe persistere più a lungo del previsto e che la Fed potrebbe essere costretta a un ciclo di inasprimento più aggressivo di quanto previsto in precedenza. Benché la storia suggerisca che una politica monetaria più rigorosa e tassi più elevati esercitano quasi sempre pressioni al ribasso sulle valutazioni azionarie, cosa questo significhi per i livelli di mercato dipende dalla crescita degli utili e da quanto possa compensare una contrazione dei multipli prezzo-utili (P/E).


Una correzione del mercato potrebbe non essere duratura

- Darrell Spence, economista

In realtà, forse contrariamente al buon senso convenzionale, il mercato ha avuto una tendenza al rialzo nei periodi successivi agli aumenti iniziali del tasso dei fondi federali. Le eccezioni a questo sono rappresentate dai periodi inflazionistici degli Anni Settanta e dei primi Anni Ottanta, oltre ai periodi in cui il rapporto P/E dello S&P 500 era superiore di 20 volte agli utili al momento dell'inasprimento iniziale - periodi che, naturalmente, hanno una certa analogia con quello odierno.


Tuttavia, allora l'inflazione era significativamente peggiore e accompagnata da una profonda recessione. Inoltre, i tassi di interesse nei periodi precedenti di elevata valutazione erano sostanzialmente superiori. Se da un lato ciò non garantisce che il mercato azionario non diminuirà con gli inasprimenti della Fed, dall'altro fornisce un supporto leggermente superiore a quello che era evidente durante alcuni di questi episodi storici.


Il mio scenario di base è che il PIL degli Stati Uniti cresca dal 2% al 3% nel 2022, quando gli stimoli fiscali svaniranno e la politica monetaria subirà una stretta. Questa crescita economica più lenta, ma ancora positiva, dovrebbe sostenere un aumento dei proventi societari.


Sebbene quest'anno con ogni probabilità non vedremo gli utili sovradimensionati del 2021, i rendimenti azionari a una cifra sembrano tuttora raggiungibili in quanto il mercato dovrebbe crescere in linea con, o in misura leggermente inferiore, alla crescita degli utili. È probabile che siano accompagnati da una maggiore volatilità, che stiamo già iniziando a constatare. E pur non potendo mai escludere la possibilità di una correzione in un dato anno o contesto economico, non prevediamo una flessione sistemica del mercato date le attuali condizioni economiche, la solidità degli utili e il livello dei tassi di interesse.


 



Darrell R. Spence è un economista di Capital Group. Vanta un’esperienza di 28 anni nel settore degli investimenti, tutti maturati in Capital Group. È in possesso di una laurea di primo livello in scienze economiche conseguita con lode presso l'Occidental College. È inoltre accreditato come Chartered Financial Analyst® ed è membro della National Association for Business Economics.

Tom Hollenberg è un gestore di portafoglio a reddito fisso con 15 anni di esperienza nel settore. Ha conseguito un MBA in finanza presso il MIT Sloan School of Management e una laurea in economia presso il Boston College.

Margaret Steinbach è Investment Director nel settore del reddito fisso in Capital Group. Ha maturato 13 anni di esperienza nel settore degli investimenti, di cui quattro con Capital. In precedenza, ha lavorato come specialista di portafoglio per Oaktree Capital Management. Ha conseguito una laurea in Commercio all’Università della Virginia.