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Volatilità di mercato
"Coraggio! Ci siamo già passati"
Martin Romo
Gestore di portafoglio azionario

Si tratta dell'ennesimo déjà vu. Con un'inflazione più alta di quanto non sia mai stata dagli anni '70, l'aumento dei tassi di interesse e il rallentamento dell'economia, molti investitori hanno paura di investire.


L'ultimo scenario simile risale all'inizio della pandemia di COVID-19. Ricordo di aver condiviso con i miei colleghi un discorso dell'ex presidente di Capital Group Jim Fullerton. Quel discorso, pronunciato nel novembre 1974 durante una protratta fase ribassista, ci ha fornito un'importantissima prospettiva storica e una dose di ottimismo di cui c'era grande bisogno.


La "Lettera Fullerton", come è diventata nota, ha circolato tra i membri del team d'investimento di Capital Group almeno cinque volte da quando faccio questo lavoro. La mia ex collega Claudia Huntington, gestore di portafoglio azionario in pensione, l'ha condivisa nel 1987 dicendo: "Ho conservato questo discorso, che è tra i miei preferiti, per momenti come quello attuale."


Credo che sia stato condiviso così tante volte perché Jim ha colto alla perfezione ciò che tutti sappiamo: la notte è sempre più buia prima dell'alba. Nel tempo, e col tempo, i mercati finanziari hanno dimostrato una straordinaria capacità di anticipare un futuro migliore anche nel mezzo di notizie orrende. 


Il mercato azionario ha già superato fasi ribassiste e flussi di notizie destabilizzanti

Fonti: RIMES, Standard & Poor's. Al 31 ottobre 2022. Grafico basato su una scala logaritmica. I risultati passati non sono predittivi dei risultati dei periodi futuri.

Ci troviamo ancora una volta in un territorio incerto. La paura è tanta. Sono esattamente queste emozioni a rendere quel discorso così senza tempo. È stato proprio nel mezzo di uno scenario così complesso che i mercati hanno iniziato a riprendersi. Questa volta, è difficile dire quando si verificherà l'inversione di tendenza. Ma, sulla base delle esperienze precedenti, il mercato alla fine subirà una svolta e questo dovrebbe offrire un po' di sollievo.


Nel novembre del 1974, erano in pochi a pensare che fosse il momento buono per investire. Il Dow Jones aveva perso più del 40% dal picco di gennaio 1973. Nella sua lettera, Fullerton citò un periodo ancora più buio nella storia della nazione: l'aprile del 1942.


Citiamo dalla lettera in dettaglio di seguito:


Uno dei motivi per cui osserviamo al momento un tale livello di pessimismo, sconforto, confusione e angoscia nelle menti degli investitori è che molte persone non hanno mai vissuto niente che possa somigliare all'attuale flessione dei mercati.


Il mio messaggio a tutti voi è dunque: "Coraggio! Ci siamo già passati. È già successo che le fasi ribassiste durassero così tanto. I fondi ben gestiti hanno già superato prove come questa e i loro azionisti e gli operatori di settore sono sopravvissuti e hanno prosperato."


Non so se abbiamo raggiunto il minimo assoluto di questa protratta fase ribassista (mentre credo che molti titoli abbiano già toccato il fondo).


Ogni crisi economica, di mercato e finanziaria è diversa da quella precedente. Ma tutte hanno qualcosa in comune: ognuna è caratterizzata da un insieme specifico di fattori non ricorrenti, un insieme specifico di problemi apparentemente irrisolvibili e un insieme specifico di motivi apparentemente logici per cui ha senso essere pessimisti circa il futuro.


Oggi siamo economisti, banchieri, investitori e imprenditori avveduti, esperti e rispettati, in grado di spiegarvi in maniera articolata, logica e documentata perché questa fase ribassista è diversa, perché questa volta i problemi economici sono diversi, perché questa volta le cose peggioreranno e, pertanto, perché questo non è un buon momento per investire in azioni ordinarie, benché possano apparire scontate.


L'opinione prevalente in questo momento è che: "Le incertezze sono troppo numerose e inquietanti e i problemi che dobbiamo affrontare così smisurati, sia nel breve che nel lungo termine, da poter far sperare solo in una ripresa effimera fino a che almeno alcune di tali incognite non saranno state risolte. È una partita mai giocata prima."


Una partita mai giocata prima


Nel 1942 tutti sapevano che si trattava di una partita del tutto nuova.


In aprile l'inflazione dilagava. Un bollettino della Federal Reserve recitava: "Gli aumenti dei prezzi generali sono diventati una grave minaccia alla produzione efficiente di materiali bellici e alla stabilità dell'economia nazionale."


Oggi a preoccupare è la frenata dell'edilizia residenziale. L'8 aprile 1942 l'articolo principale del Journal titolava: "Edilizia residenziale. Nettamente indietro rispetto allo scorso anno. Le nuove restrizioni di questa settimana causeranno un'ulteriore frenata...Costruttori privati gravemente colpiti."


Oggi quasi tutte le riviste e i commenti finanziari elencano i motivi per cui gli investitori sono fermi nelle retrovie. Tra questi figurano: 1) l'inflazione persistente, 2) l'illiquidità del sistema bancario, 3) le carenze energetiche, 4) il potenziale scoppio di nuove ostilità in Medio Oriente e 5) i tassi d'interesse elevati. Sono tutti problemi molto seri.


Ma sabato 11 aprile 1942, il Wall Street Journal dichiarava: "Secondo gli operatori di borsa, tra i fattori che stanno scoraggiando i potenziali investitori figurano: 1) l'aumento delle sconfitte delle Nazioni Unite, 2) il vantaggio dei tedeschi in Libia, 3) i dubbi circa la capacità di resistenza della Russia una volta che la Germania sarà pronta all'attacco totale, 4) la crescente criticità dei trasporti oceanici delle Nazioni Unite, infine 5) le misure di razionamento più drastiche attualmente al vaglio a Washington, tra cui il controllo dei prezzi o l'ulteriore innalzamento delle tasse per colmare il "divario inflazionistico" tra l'aumento del potere d'acquisto pubblico e la diminuzione dell'offerta di beni di consumo." Praticamente tutti questi timori si sono concretizzati e acuiti.


Quello stesso giorno, parlando della lenta erosione dei corsi azionari di molti settori, un rinomato analista azionario affermò: "Il mercato non ha la più pallida idea di cosa scontare nei prezzi. Ad oggi, mancano segnali indicanti il raggiungimento permanente delle condizioni necessarie ad avviare una ripresa duratura."


Eppure, il 28 aprile 1942, in quello scenario cupo e nel bel mezzo di una guerra che stavamo perdendo, dinanzi alla prospettiva di tasse sugli utili in eccesso e di controlli su stipendi e prezzi, dinanzi alla mancanza di benzina, gomma e altre materie prime fondamentali, e con la certezza matematica che una volta finita la guerra saremmo entrati in una fase di depressione post-bellica, il mercato ha invertito rotta.


Il ritorno alla realtà


Cosa fece invertire rotta ai mercati nell'aprile del 1942?


Semplicemente il ritorno alla realtà. Semplicemente la lenta ma graduale ammissione che malgrado tutte le cattive notizie, malgrado le prospettive fosche, gli Stati Uniti sarebbero sopravvissuti, e con loro le imprese ben finanziate e ben gestite. La realtà era che quelle aziende valevano molto di più di quanto indicassero le quotazioni di borsa delle loro azioni. E così, mercoledì 29 aprile 1942, senza nessuna ragione apparente, gli investitori tornarono a riconoscere la realtà.


Il Dow Jones Industrial Average non è la realtà. I rapporti prezzo/utili e gli studi tecnici di mercato non sono la realtà. I simboli sul nastro non sono il mondo reale. Nel mondo reale, le società creano ricchezza. I certificati azionari no. Sono semplicemente surrogati di realtà.


Vorrei concludere con una citazione:


"C'è chi dice di voler aspettare una visione più chiara del futuro. Ma quando il futuro tornerà ad essere chiaro, le occasioni saranno svanite. Chi pensa che i prezzi rimarranno sui livelli odierni una volta che la fiducia sarà stata pienamente ristabilita?"


Questa frase è stata pronunciata nel maggio del 1932, 42 anni fa, da Dean Witter, a poche settimane dalla fine della peggiore fase ribassista della storia.


Coraggio! Ci siamo già passati: siamo sopravvissuti e abbiamo prosperato.



Martin Romo è un gestore di portafoglio azionario con 30 anni di esperienza nel campo degli investimenti (al 31/12/2021). È presidente della Capital Research Company e fa parte del Capital Group Management Committee. Ha conseguito una laurea presso l'Università della California, Berkeley, e un MBA a Stanford.


 

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