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Azioni globali
Quali aziende hanno successo nell’era del COVID?
Jody Jonsson
Gestore di portafoglio azionario

In qualità di gestore di portafoglio azionario globale di Capital Group, Jody Jonsson ha assistito al percorso della globalizzazione mentre viveva e lavorava a Ginevra, San Francisco, Los Angeles e Londra. Ha visto molto in più di 30 anni di lavoro, ma non le era mai capitata una situazione come quella del 2020.


Jonsson cerca aziende multinazionali orientate alla crescita che traggono vantaggio da schemi di commercio globale in continua evoluzione. Potrebbe sembrare un compito scoraggiante in un momento in cui i lockdown causati dalla pandemia hanno quasi fermato l’economia globale.


Come fanno le multinazionali a mantenere la rotta in un contesto economico, di mercato e commerciale così tumultuoso? Jonsson condivide la sua opinione nella risposta alle seguenti domande:

 

È possibile trovare opportunità di investimento convincenti nelle difficoltà commerciali senza precedenti a cui abbiamo assistito quest’anno?


Certamente. La chiave è ricordare che il commercio globale non implica solo il trasferimento di beni fisici da un luogo all’altro. Oggi, il commercio transfrontaliero avviene sempre più online attraverso servizi e transazioni digitali che, in molti casi, non sono soggetti a misure di restrizione alla frontiera e non sono ostacolati nel trasporto. Cerco società multinazionali con una buona gestione che possano beneficiare dai cambiamenti che si verificano negli schemi commerciali a livello mondiale e non solo dalla loro crescita.


Il traffico di dati è in rapido aumento con la crescita del commercio digitale
Larghezza di banda transfrontaliera globale (terabit al secondo)


Fonti: TeleGeography, Global Bandwidth Forecast Service. Dati finali aggiornati al 31/12/2019. I dati riferiti al periodo dal 2020 al 2023 sono delle stime. 


 


Nell’era del COVID è emerso un ampio divario tra le società che hanno capacità globali di e-commerce ben sviluppate e quelle che non riescono a condurre rapidamente le loro attività online. Il 2020 è stato certamente l’anno più difficile che abbia mai visto nella mia carriera nel campo degli investimenti, ma è stato anche uno dei migliori anni di sempre per le grandi multinazionali con modelli di business digitali efficienti. In molti casi, la loro crescita ha subito un’accelerazione durante la recessione.


Amazon, Alphabet, Facebook e Netflix sono i nomi che vengono subito in mente quando si pensa ai leader del digitale, ma ci sono anche processori di pagamento online come PayPal, provider di cloud computing come Microsoft e produttori di chip come Taiwan Semiconductor che hanno dimostrato una resilienza incredibile durante un periodo di estrema volatilità economica e di mercato. In particolare, ritengo che i processori di pagamento digitali rappresentino un’opportunità davvero interessante poiché abbiamo assistito a un forte aumento delle transazioni “contactless”.


Una volta terminata questa crisi, credo che molte più persone si sentiranno a proprio agio nell’effettuare pagamenti digitali e probabilmente non sentiranno la necessità di utilizzare il denaro contante come facevano in precedenza, il che costituisce un grande vantaggio per aziende come PayPal, Mastercard, Visa e MercadoLibre, tra le altre. Tra dieci anni, penso che i pagamenti digitali saranno la norma e la gente vi guarderà storto se tenterete di pagare con del denaro contante.

 

Cosa rende le multinazionali così resilienti in tempi incerti?


A mio parere, lo si deve, in generale, a manager intelligenti, tenaci ed esperti che hanno sperimentato ogni genere di contesto commerciale, favorevole e sfavorevole.


Per la maggior parte, si tratta di società di grandi dimensioni, ben capitalizzate e ben consolidate che possono trovare una strada per il successo, indipendentemente dalle difficoltà che incontrano. C’è una ragione per cui le multinazionali sono arrivate a dominare l’economia mondiale. A mio avviso, le grandi imprese globali usciranno dalla pandemia ancora più forti di prima, semplicemente perché sono in grado di resistere meglio alla tempesta. Niente di quello a cui abbiamo assistito durante l’era del COVID ha cambiato il mio punto di vista in merito.

 

Quali altre interessanti tematiche di investimento sono emerse durante la pandemia?


L’assistenza sanitaria è ovviamente un settore che sta ricevendo molta attenzione. Gli occhi di tutti sono puntati sulle aziende farmaceutiche che stanno lavorando per sviluppare un vaccino per il COVID. Ma quello che trovo ancora più interessante sono le società come Thermo Fisher che forniscono apparecchiature e forniture a queste aziende. Forse non sappiamo quale produttore sarà il primo a sviluppare un vaccino sicuro ed efficace, ma sappiamo che dovranno acquistare i materiali e le attrezzature specializzate forniti da aziende meno conosciute nel settore sanitario.


È ampiamente dimostrato che le aziende più solide nel tradizionale settore retail, duramente colpito nel corso degli ultimi sette mesi, stanno diventando sempre più forti, come ad esempio i rivenditori statunitensi Costco e Home Depot. I rivenditori ritenuti “essenziali” che hanno avuto la capacità di soddisfare una domanda in crescita vertiginosa sono riusciti ad aumentare la loro quota di mercato. Più si protrarranno i lockdown, più persone si abitueranno a fare acquisti presso queste aziende e continueranno probabilmente a farlo anche dopo che l’economia avrà completamente riaperto. Nike è un’altra società che ha registrato ottimi risultati spostando aggressivamente le vendite sul web. In sostanza, la crisi legata al COVID ha rafforzato la solidità dei modelli di business efficaci.

 

Le maggiori multinazionali hanno sede negli Stati Uniti?


Gli Stati Uniti certamente ne hanno in gran numero, ma se gli investitori si concentrassero esclusivamente sugli Stati Uniti danneggerebbero se stessi. Le azioni europee, ad esempio, potrebbero essere state trainate dai mercati statunitensi se si guarda agli indici, ma ci sono determinate società al di fuori degli Stati Uniti che sono leader a livello mondiale: si veda Nestlé, la più grande azienda alimentare del mondo, e LVMH, la più grande azienda di beni di lusso a livello globale. Non penso alle multinazionali come a società statunitensi, francesi o britanniche; penso ad esse come a società globali in un contesto di opportunità globali.


Nei mercati emergenti, avviene circa lo stesso. Sì, ci sono meno grandi multinazionali, ma sia il loro numero che la loro influenza sono in crescita. Negli ultimi trent’anni, Taiwan Semiconductor è diventata la più grande fonderia di chip al mondo con un elenco di clienti degno di nota, tra cui Apple, Sony e Qualcomm. Molti altri paesi, come la Cina, l’India e il Brasile, stanno coltivando i loro giganti multinazionali che fanno grande concorrenza ai loro omologhi statunitensi ed europei.


 


Con le guerre commerciali, la diffusione della politica populista e le preoccupazioni per il virus, crede che il processo di globalizzazione possa essere in fase di inversione?


Non la considero un’inversione di tendenza, ma più un adattamento delle multinazionali a un contesto commerciale globale in continua evoluzione. A mio parere, le società manterranno i loro impianti di produzione e le loro basi di clienti a livello globale, ma aumenteranno sempre più la propria presenza a livello locale nelle loro operazioni. La definisco “multi-localizzazione”: essa implica il ritorno di alcuni segmenti della catena di fornitura negli Stati Uniti, continuando a esternalizzarne altri e creando nuovi impianti di produzione in aree chiave in tutto il mondo. Si tratta di un’altra lezione che abbiamo imparato dalla crisi del COVID: è di fondamentale importanza avere catene di fornitura diversificate.


È arrivata una nuova generazione di aziende multinazionali
Alcuni mercati emergenti ospitano molte società di levatura mondiale


Fonti: Capital Group, FactSet, RIMES. Include tutte le società appartenenti all’indice MSCI Emerging Markets IMI al 31/12/00 e al 30/9/20. 


 


Quali sono le sue prospettive per le azioni globali a partire dal 2021?


Noi di Capital Group siamo investitori a lungo termine, pertanto cerco di non pensare alle mie prospettive nel corso di uno o due anni. Detto questo, penso che il 2021 sarà probabilmente un periodo di transizione difficile, poiché le principali economie del mondo stanno tentando di riaprire completamente mantenendo il virus sotto controllo. Come dicono i nostri economisti interni, “il virus è l’economia” e fino a quando non avremo un vaccino, il percorso verso la ripresa rimarrà decisamente incerto. Avremo anche delle elezioni decisive negli Stati Uniti che potrebbero aumentare l’incertezza se il risultato dovesse rimanere sconosciuto ben oltre la notte delle elezioni, come prevedono alcuni osservatori politici.


Dal punto di vista degli investimenti, eventi come questi hanno un impatto minimo o nullo sul posizionamento del mio portafoglio. Cerco società con un potenziale di crescita a lungo termine e la capacità di aumentare la propria quota di mercato indipendentemente dai cambiamenti che si verificano nel contesto macroeconomico o politico. I tipi di aziende che prediligo non sono generalmente molto sensibili agli eventi del breve termine, pertanto non trascorro molto tempo a preoccuparmi dei titoli più recenti. In realtà, ritengo che prestare troppa attenzione a questo aspetto possa compromettere il successo degli investimenti a lungo termine.

 

Gli investitori si stanno adattando agli schemi commerciali globali in continua evoluzione
Osservazioni che stanno guidando le nostre decisioni di investimento


Fonte: Capital Group.


 

 

Tra dieci anni, come pensa che si evolveranno alcune delle vostre tematiche di investimento importanti?


Il cloud computing sta cambiando radicalmente il nostro modo di fare business e, tra 10 anni, penso che questo aspetto si manifesterà in modi che non possiamo ancora immaginare. Ritengo che l’assistenza sanitaria sarà molto più personalizzata di quanto non lo sia oggi, in quanto stiamo imparando a individuare con precisione, prevedere e persino prevenire determinate malattie. Credo che tutti noi andremo a lavorare in auto autonome, se ci sposteremo del tutto. Credo che molte più persone lavoreranno da casa, se non la maggior parte. E credo che, molto probabilmente, la maggior parte di noi non avrà più un ufficio “reale”, se non quello che ci siamo costruiti a casa.

 


Jody Jonsson è un gestore di portafogli azionari con 31 anni di esperienza negli investimenti, di cui 29 in Capital. Ha conseguito un MBA a Stanford e una laurea a Princeton. Jody è titolare di CFA e membro del CFA Institute.


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