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Washington: nuove priorità per un nuovo governo
John Emerson
Vice Presidente, Capital Group International, Inc.
Jared Franz
Economista
Matt Miller
Economista politico
CONSIDERAZIONI CHIAVE
  • Il programma politico del Presidente americano Biden ha ricevuto una forte spinta dagli elettori della Georgia.
  • I notevoli aumenti fiscali si prospettano ancora una strada in salita, ma non sembrano più così impossibili.
  • È probabile che le società tecnologiche dovranno fare i conti con un inasprimento del rischio normativo.

Con l’insediamento del nuovo presidente americano Joe Biden, il futuro del suo programma politico appare più solido di quanto si pensasse, non da ultimo dopo il ballottaggio in Georgia, che ha capovolto la maggioranza al Senato.


Con i Democratici ora alla guida della Casa Bianca, del Senato e della Camera dei Rappresentanti, alcune delle maggiori priorità legislative di Biden potrebbero incontrare meno resistenza da qui alle elezioni di medio termine nel 2022. Ma con una divisione del 50:50 al Senato e la Vicepresidente Kamala Harris a fare da “ago della bilancia”, non si esclude che importanti nuove legislazioni possano richiedere ancora un certo sostegno bipartisan.


Senza una maggioranza democratica dominante, è probabile che l’approvazione delle voci più ambiziose sull’agenda di Biden non sarà così scontata, ma non per questo impossibile. Fra i punti critici si annoverano i massicci aumenti fiscali per le aziende e i cittadini più abbienti, non condivisi dai Repubblicani, ma nemmeno da alcuni Democratici moderati, soprattutto ora che l’economia nazionale è alle prese con la crisi del coronavirus.


“La famigerata ‘onda blu’ non si è manifestata”, ha spiegato John Emerson, Vicepresidente di Capital Group International, Inc. SM ed ex Ambasciatore degli Stati Uniti in Germania. “Con la maggioranza risicata dei Democratici alla Camera e una ripartizione al 50:50 del Senato, gli esponenti moderati avranno una discreta influenza sul fronte legislativo. Il presidente Biden dovrà lavorare sodo per ottenere un sostegno bipartisan ogniqualvolta possibile.”


 


Emerson ha anche sottolineato come, da una prospettiva storica, il mercato azionario statunitense abbia evidenziato un buon andamento, a prescindere dal partito in carica a Washington. E questo vale per molti periodi in cui i Democratici hanno controllato sia la Casa Bianca che le due camere del Congresso, non da ultimo quello successivo alla crisi finanziaria globale del 2009, quando l’indice composito Standard & Poor’s 500 ha messo a segno un rendimento del 26%.


Le azioni statunitensi si sono mosse al rialzo anche dopo il ballottaggio del 5 gennaio in Georgia, quando i Repubblicani hanno inaspettatamente perso entrambi i seggi al Senato, con un pareggio del 50%. Con il ruolo fondamentale di “arbitro” della Vicepresidente Kamala Harris, i Democratici controllano il Senato con un margine alquanto sottile. L’8 gennaio, le azioni statunitensi hanno toccato un nuovo record storico e da allora hanno continuato a registrare modesti rialzi.


 


Outlook economico degli Stati Uniti


Secondo l’economista di Capital Group, Jared Franz, le prospettive per l’economia americana sono leggermente migliorate con il nuovo assetto politico in cui i Democratici potrebbero approvare ulteriori pacchetti di stimolo e aumentare, fra le altre voci di spesa, quella per le infrastrutture.


Alla luce dell’attuale ripresa trainata dai vaccini, Franz prevede che l’economia statunitense cresca a un ritmo superiore al 3% nel 2021, raggiungendo potenzialmente anche il 4% a seconda della rapidità ed efficacia del governo nell’elargire gli incentivi e nel somministrare i vaccini.


“Con l’impegno del governo sul fronte degli stimoli, la velocità delle vaccinazioni e la ripresa organica dal crollo del 2020, una crescita del 4% è assolutamente fattibile”, ha spiegato Franz. “Mi preoccupa invece il tasso di disoccupazione (attualmente al 6,7%). Tra l’aumento dei licenziamenti e la riorganizzazione dell’economia in un regime post-pandemico a basso carico di manodopera, penso che la disoccupazione scenderà più lentamente di quanto auspicato dalla maggior parte degli economisti”.


Il panorama politico prende forma


Tra le prime decisioni politiche dell’amministrazione Biden rientra verosimilmente un modesto aumento delle tasse sul reddito delle imprese, apparentemente fuori discussione quando a controllare il Senato erano i Repubblicani.


Al contrario, il Tax Cuts and Jobs Act del 2017, la legge più significativa approvata durante la presidenza di Donald Trump, aveva ridotto le aliquote di tassazione del reddito d’impresa dal 32% a circa il 21%. Secondo l’esperto di economia politica di Capital Group, Matt Miller, è molto probabile che il nuovo governo apporterà un incremento graduale dell’imposta fino al 25% circa, rinunciando al 28% proposto da Biden in campagna elettorale.


“Prima o poi ci sarà un aumento delle tasse sulle imprese, ma credo che sarà comunque mitigato dalle preoccupazioni dei Democratici centristi, che non vogliono procedere troppo rapidamente”, ha spiegato Miller. “Una maggioranza al Senato del 50:50 più il voto della Vicepresidente è tutt’altra cosa rispetto a possedere 55 seggi e credo che alla fine il programma politico di Biden ne risentirà.”


 


Lo stesso vale per molte altre questioni “delicate”, come l’aumento del carico fiscale sui cittadini più abbienti o l’incremento del salario minimo federale, entrambi fra le prime promesse elettorali di Biden. “Bisogna tener presente che alcuni Senatori democratici si candideranno per la rielezione nel 2022 e potrebbero non voler rischiare la poltrona sostenendo un aumento delle tasse”, ha osservato Miller, “soprattutto ora che la maggioranza al Senato e alla Camera è così risicata”.


Probabilmente anche l’ambiente e il cambiamento climatico si sposteranno in cima alla lista delle priorità, comprese le politiche per incoraggiare gli investimenti verdi e la divulgazione di più informazioni da parte delle società per azioni in merito alle questioni ambientali, sociali e di governance (ESG).


Grandi problemi per le grandi società tecnologiche?


Un’altra questione all’ordine del giorno nel primo anno di mandato di Biden sarà probabilmente l’inasprimento della regolamentazione del settore tecnologico. Sia i Democratici che i Repubblicani hanno tentato in più modi di affossare le Big Tech, non da ultimo con misure antitrust più aggressive o eliminando alcune tutele normative di lunga data per le società di Internet.


Anche in questo ambito, secondo Miller, le elezioni in Georgia hanno esercitato un forte impatto, perché un Senato repubblicano avrebbe potuto bloccare le nomine di Biden alla Federal Trade Commission e alla Divisione Antitrust del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, cosa che invece non accadrà con una divisione dei seggi al 50:50.


“Credo che queste nomine si riveleranno molto più aggressive di quanto non sarebbero state se la Georgia avesse votato al contrario”, ha affermato Miller. “È probabile quindi che l’attenzione si sposterà ancora una volta sulla regolamentazione del settore tecnologico. Non so fino a che punto questo ne minacci i business model, ma è sicuramente un aspetto da monitorare. Come minimo, sarà più difficile per le aziende tecnologiche ottenere l’approvazione del governo ai loro piani di espansione basati sull’acquisizione di validi concorrenti”.


Continua la ripresa post-Covid


Di tutte le questioni che competono a Biden, però, nessuna sarà più importante della ripresa dopo il Covid e del rilancio economico già in corso.


Come dichiarato dal Presidente in un comunicato del 14 gennaio, l’intenzione è di approvare rapidamente un pacchetto di spesa da 1.900 miliardi di dollari, che include 400 miliardi per la distribuzione dei vaccini e la riapertura delle scuole, 350 miliardi di aiuti ai governi statali e locali e 1.400 miliardi di incentivi diretti ai privati, non da ultimo sotto forma di indennità ai disoccupati.


L’annuncio è arrivato il giorno successivo alla richiesta di impeachment di Trump da parte della Camera; ciò significa che un eventuale processo al Senato potrebbe rallentare le delibere sugli aiuti anti-Covid e causare ritardi legislativi.


Come ha affermato Emerson: “Per i primi 100 giorni di mandato, la parola chiave per Biden sarà Covid, Covid, Covid, per il semplice fatto che da questo dipende tutto il resto”.



John Emerson è Vice Presidente di Capital Group International, Inc. John ha 19 anni di esperienza nel settore (al 31/12/19), tutti con Capital Group. È stato ambasciatore degli Stati Uniti in Germania dal 2013 al 2017. In precedenza, è stato Presidente di Capital Group Private Client Services.

Jared Franz è un economista con 15 anni di esperienza nel settore. Ha conseguito un dottorato in economia presso l’Università dell’Illinois a Chicago e una laurea in matematica presso la Northwestern University.


Matt Miller è economista politico del Capital Group e ospita il podcast Capital Ideas. In precedenza era consulente senior presso McKinsey, un editorialista e autore del Washington Post, ospite del programma "Left, Right & Center" della radio pubblica e un aiutante della Clinton White House. Ha conseguito una laurea in giurisprudenza presso la Columbia e una laurea in economia presso la Brown.


 

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