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Opinioni di un gestore di portafoglio senior sull'impatto a lungo termine della pandemia
Martin Romo
Gestore di portafoglio azionario

Di recente il gestore di portafoglio azionario Martin Romo ha condiviso con noi le sue opinioni riguardo agli investimenti nello scenario attuale, all’impatto a lungo termine della pandemia sui vari settori e alle innovazioni a suo avviso più importanti per il prossimo decennio.


 


D: Dobbiamo aspettarci un proseguimento della recente ripresa dei settori più ciclici del mercato?


Come ex analista chimico, ho pensato a lungo alle implicazioni cicliche e ce ne sono alcune davvero molto significative. Le politiche fiscale e monetaria stanno offrendo un enorme sostegno al mercato azionario, ma visto che in passato mi sono occupato di analisi dei titoli ciclici, sono anche piuttosto prudente. L’entusiasmo che si respira oggi sul mercato per la ripresa e il ritorno alla normalità mi lascia un po’ perplesso.


 


 


Credo che per alcuni settori, come gli immobili commerciali e l’energia, il Covid possa provocare una sorta di “estinzione di massa” dei fondamentali futuri. Mi spiego meglio: non penso che questi settori scompariranno, ma la base per elaborare delle previsioni sui fondamentali delle loro aziende è cambiata per sempre.


Alcuni scienziati hanno da tempo ipotizzato che l’estinzione dei dinosauri sia stata causata dall’impatto di un meteorite gigante sulla Terra circa 65 milioni di anni fa. Qualunque sia stato il motivo scatenante, a differenza dei mammiferi a sangue caldo, i dinosauri non sono riusciti a sopravvivere ai drastici cambiamenti del clima. Allo stesso modo, alcuni settori si adegueranno e prospereranno dopo il Covid, mentre altri faranno la fine dei dinosauri e saranno destinati a un inesorabile declino.


 


D: Ritiene che la pandemia di coronavirus sia un punto di inflessione che cambierà radicalmente il modo in cui viviamo e lavoriamo?


 Ho trascorso molto tempo con gli analisti degli investimenti di Capital cercando di capire come la pandemia cambierà in modo permanente il comportamento della gente e come questo potrebbe influenzare i fondamentali a lungo termine di vari settori.


Abbiamo scoperto che alcune aziende stanno sfruttando la pandemia come un’opportunità di adattamento (non sono come i dinosauri, ma come i mammiferi) e utilizzano dati, tecnologie e analisi per crearsi una posizione concorrenziale più forte e contribuire a risolvere alcuni dei problemi più importanti che ci troviamo ad affrontare oggi negli Stati Uniti.


L’assistenza sanitaria, ad esempio, sta attraversando un profondo punto di inflessione e sta cambiando in meglio. Le autorità normative hanno allentato le regole antiquate sulle visite “di persona” e ora i medici pressoché ovunque stanno ricorrendo alle visite in modalità virtuale. Stiamo osservando innovazioni entusiasmanti anche nei dispositivi di monitoraggio indossabili, inclusi quelli per il controllo continuo del glucosio, le pompe per l’insulina, i loop recorder ECG impiantabili e i dispositivi per le apnee notturne connessi, che consentono ai medici di monitorare sempre più spesso i pazienti da remoto.


 


 


D: Quali saranno a suo avviso le innovazioni più importanti per i prossimi 10 anni?


Penso che l’unica e più importante innovazione della nostra generazione riguardi i semiconduttori. Non si tratta di un processo recente, ma risalente addirittura alla Seconda Guerra Mondiale. Come la sgranatrice di cotone, le ferrovie, l’elettricità, il petrolio e le attività petrolchimiche e la produzione di massa, il settore dei semiconduttori ha tutte le carte in regola per trainare lo sviluppo industriale per decenni. I semiconduttori sono diventati imprescindibili per le telecomunicazioni, Internet, l’analisi dei dati, l’intelligenza artificiale, le automobili e i prodotti fisici di tutti i tipi.


Dal 1965 circa, la potenza di elaborazione dei semiconduttori è raddoppiata approssimativamente una volta ogni 18 mesi-2 anni: è la cosiddetta legge di Moore. Ora siamo a livelli cosmici. Ed è per questo che i semiconduttori influenzano quasi tutto ciò che facciamo. Come la Seconda Guerra Mondiale ha segnato un balzo in avanti nella produzione di massa, penso che il Covid imprimerà nuovo slancio alle capacità dei semiconduttori.


Lo dimostra chiaramente la recente carenza di chip. Le aziende non ne hanno mai abbastanza. Quelle automobilistiche, in particolare, stanno faticando a far quadrare i costi per produrli, tanto che i paesi iniziano a pensare che i semiconduttori siano una risorsa strategica, un ambito da sviluppare necessariamente a livello nazionale o per il quale trovare opportunità di acquisizione di capacità produttiva.


Prendiamo ad esempio il retailer specializzato Williams-Sonoma, le cui vendite online hanno di recente superato quelle nei negozi fisici. L’azienda sta sfruttando questa leva per rinegoziare i contratti di leasing, modificando le economie dei punti vendita fisici di pari passo con l’aumento dell’e-commerce. È bastato un anno perché Williams-Sonoma ribaltasse il suo mondo da fisico a virtuale e non intende fare marcia indietro.


Aziende come Mondelez, che era solita spendere miliardi di dollari e la stragrande maggioranza del budget pubblicitario sui canali televisivi, ottiene ora il 25% di rendimento in più dalla rete, che sale addirittura al 40% se si considerano Google e Facebook come principali fonti promozionali.


Quanto ai servizi in streaming, Netflix si è affermato come il più importante creatore di contenuti al mondo, con una spesa di oltre 20 miliardi di dollari.


A dar vita a questo volano di innovazione ed efficienza sono stati proprio i semiconduttori. La raccolta e l’analisi dei dati per sviluppare un prodotto migliore, in grado di attirare più consumatori e il cui utilizzo alimenta ulteriormente il volume di dati, si traduce in un circolo virtuoso di ottimizzazione e di più ampia adozione. Il risultato è una riduzione del costo di coinvolgimento e una maggiore efficienza di qualunque attività. Un ciclo che, secondo me, è ancora all’inizio.


 


 


D: Cosa pensa del potenziale di crescita dei contenuti in streaming e dei videogiochi?


Ricordo che quando avevo 10-11 anni passavo ore e ore sul mio Atari 2600. I giocatori di oggi non ricorrono molto ai formati interattivi. Considerando la rilevanza e la potenziale adozione di questa forma di intrattenimento da parte della prossima generazione di consumatori, il possibile ritorno sull’investimento è allettante.


La spesa globale totale per i videogiochi è salita del 20% lo scorso anno, raggiungendo i 180 miliardi di dollari. A titolo di confronto, nel 2019 l’industria cinematografica globale ha raggiunto un picco di 100 miliardi di dollari. È una di quelle belle storie a lieto fine, che però durano nel tempo. E la cosa entusiasmante è che i videogame non presuppongono solo una partecipazione attiva: sono veri e propri sport con tanto di fan e spettatori, che finiranno per rimpiazzare Broadway e l’NBA. Molti di questi giocatori online stipulano ogni anno contratti di sponsorizzazione e accordi multimilionari.


Basti pensare che Amazon Twitch, una delle piattaforme streaming più in voga, vanta visualizzazioni per 1,9 miliardi di ore al mese, a fronte degli 1,65 miliardi mensili di NLF. È una cifra straordinaria e questi videogame stanno diventando sempre più coinvolgenti. C’è un’azienda chiamata Roblox che rappresenta un’intera generazione di bambini e ragazzi, per lo più sotto i 15 anni, che non solo giocano in questo universo collettivo con gli amici, ma addirittura sviluppano a tutti gli effetti dei giochi da condividere reciprocamente.


Si tratta di un terreno molto fertile per le aziende in grado di cogliere questa opportunità. Ecco perché continuerò a monitorare attentamente lo sviluppo dei videogame, ma mano che si intrecceranno con altre forme di intrattenimento.


 


 


Secondo lei quando torneremo a una “nuova normalità”?


Al momento la domanda non è tanto “quando” ma piuttosto “come” si prospetterà questa nuova vita. La concorrenza si sta concentrando sulle tempistiche: quando finirà il Covid? Quando aumenteranno i tassi? Neil deGrasse Tyson è famoso per aver spiegato la differenza tra il cambiamento climatico e le previsioni meteorologiche. Per farlo ha utilizzato un ottimo esempio in cui immagina di passeggiare col suo cane al guinzaglio sulla spiaggia. Lui cammina sempre dritto, mentre il cane si muove avanti e indietro. Morale: "lui rappresenta il cambiamento climatico, il cane le previsioni meteo." Noi di Capital Group abbiamo il privilegio della lungimiranza: siamo in grado di osservare e analizzare gli elementi che caratterizzano il “cambiamento climatico” in atto all’interno di un’azienda o di un settore, senza tuttavia dimenticarci le lezioni apprese dalla storia.


Qualcuno potrebbe rimanere sorpreso nel vedere quanto abbiamo a cuore i principi che hanno portato alla fondazione dell’azienda nel 1931 e come manteniamo tali impegni a favore della ricerca, di un focus a lungo termine e di una filosofia d’investimento basata sugli obiettivi. Ci assumiamo con grande serietà tutte le responsabilità legate alla gestione del capitale per conto dei nostri investitori. Esistiamo da 90 anni, abbiamo visto 16 presidenti, superato 13 crolli del mercato, 15 recessioni, una guerra mondiale e ora anche una pandemia. Ma i nostri principi non sono cambiati. È un’impressionante testimonianza del successo del nostro modello aziendale. Per riprendere la metafora precedente, mi piace pensare che non siamo come i dinosauri, ma piuttosto come i mammiferi, capaci di adattarci a un mondo in evoluzione, pur rimanendo fedeli al nostro DNA fondamentale.



Martin Romo è un gestore di portafoglio azionario con 28 anni di esperienza nel campo degli investimenti. È presidente della Capital Research Company e fa parte del Capital Group Management Committee. Ha conseguito una laurea presso la University of California, Berkeley, e un Master in Economia alla Stanford University.