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Tecnologia e innovazione
5 previsioni per il futuro dei media statunitensi
Nathan Meyer
Analista degli investimenti azionari

Con estrema velocità, la pandemia di COVID-19 ha accelerato alcuni temi d’investimento in diversi settori. In qualità di analista azionario, ritengo che questa dinamica sia stata particolarmente accentuata nel settore dei media e dell’intrattenimento, dove i progressi tecnologici e la diffusione dell’homeworking stanno rapidamente modificando il panorama generale.


I cambiamenti strutturali nel consumo di contenuti mediatici stanno rivoluzionando i modelli di business dei colossi dei media tradizionali, con i consumatori sempre meno propensi a utilizzare le connessioni via cavo e più orientati invece ai servizi di video streaming e a forme interattive di intrattenimento. Il conseguente cambiamento delle abitudini di visualizzazione, soprattutto tra i giovani, potrebbe alterare profondamente le prospettive d’investimento per le società mediatiche negli anni a venire.


In quest’ottica, ecco cinque importanti temi che credo svolgeranno un ruolo determinante nell’evoluzione dei media e dell’intrattenimento nel prossimo decennio.



1. I videogiochi supereranno la pay TV come il principale mercato dell’intrattenimento domestico.


I videogame dovrebbero godere di almeno un altro decennio di supporto ascrivibile agli sviluppi demografici e generato dai giovani che giocano e spendono di più e dai meno giovani che, per così dire, “restano in gioco”. I notevoli progressi nella qualità della grafica, l’accesso alle piattaforme di gioco basate su cloud e l’ulteriore adozione della monetizzazione in-game dovrebbero consentire ai videogiochi di continuare a sottrarre tempo e denaro alle tradizionali società di pay TV.


 


A seguito dei lockdown dovuti alla pandemia dello scorso anno, il settore dei videogame ha riscosso un successo mai visto prima d’ora. I creatori di console Microsoft (Xbox), Sony (PlayStation) e Nintendo (Switch), nonché gli sviluppatori di giochi come Activision, Electronic Arts e Take-Two Interactive, hanno registrato un enorme incremento di coinvolgimento e fatturato, mentre i consumatori costretti a restare a casa hanno fatto ricorso ai videogame come forma di divertimento interattivo e in un certo senso anche di evasione.


Secondo le mie stime, con un valore da 130 miliardi di dollari, nel prossimo decennio il settore dei videogiochi è destinato ad archiviare un tasso di crescita annuale del 5%. In quest’ottica, i videogame finiranno per superare il mercato della TV a pagamento, che attualmente vale 200 miliardi di dollari e cresce a un mero 1-2% l’anno.


 


2. Il numero di abbonati ai pacchetti pay TV negli Stati Uniti scenderà drasticamente.


In un tema correlato, mi aspetto che nel prossimo decennio quasi tutte le visualizzazioni a scopo di intrattenimento si sposteranno dalla tradizionale TV a pagamento verso lo streaming on-demand. Gli sport e i notiziari dal vivo, che negli Stati Uniti rappresentano circa il 25% dello share, saranno gli unici programmi a giustificare per alcuni consumatori il pagamento di 100 dollari o più al mese per una manciata di canali.


Solo la metà circa dei 125 milioni di famiglie americane è appassionata di sport, il che si traduce in una potenziale base residua di 60-70 milioni di consumatori. Tuttavia, basterebbe che un’azienda acquistasse i principali diritti sportivi e li mettesse a disposizione fuori dalla rete televisiva per accelerarne ulteriormente il declino. La NBCU ad esempio sta già trasmettendo la Premier League e le Olimpiadi sul servizio di streaming Peacock. Nel frattempo, il rinnovo del pacchetto sportivo fuori mercato per il football americano “NFL Sunday Ticket” nel 2022 potrebbe mettere fine alle forme di trasmissione così come le conosciamo. Con le partite disponibili su ESPN+, Amazon Prime Video o YouTube TV, sempre più spettatori finiranno per abbandonare i canali tradizionali.


 


In un altro colpo al futuro della pay TV negli Stati Uniti, i giovani in particolare si stanno allontanando in massa dalle classiche modalità di fruizione dei contenuti. Secondo la società di rating Nielsen, dal 2010 il tempo trascorso davanti alla TV dai ragazzi d’età compresa fra i 18 e i 34 anni è diminuito di circa il 70%. La televisione tradizionale ha perso molto terreno anche nella fascia compresa fra i 35 e i 49 anni, mentre gli over 65 le sono rimasti piuttosto fedeli nell’ultimo decennio.


 


3. Il video streaming diventerà la forma privilegiata di consumo di film e TV.


È sempre più evidente, infatti, che questi servizi rappresentano il sostituto per eccellenza dei tradizionali pacchetti di pay TV. Man mano che i consumatori acquisteranno dimestichezza con queste forme di visualizzazione, a beneficiarne saranno soprattutto i giganti dello streaming come Netflix, Disney+ e Amazon Video.


Analogamente al settore dei videogiochi, i servizi di streaming hanno ottenuto un forte slancio durante i lockdown per il COVID-19, quando milioni di nuovi abbonati hanno innescato una vera e propria ondata di “binge-watching”. Una volta dominio dei vecchi programmi televisivi e film, i contenuti nuovi e originali stanno ora guidando la crescita dei principali servizi di streaming. Basti pensare a “Stranger Things” su Netflix, “The Mandalorian” su Disney+ o “The Marvelous Mrs Maisel” su Amazon Video.


Netflix, ad esempio, ha stanziato entro il 2030 un budget per i contenuti compreso tra 25 e 30 miliardi di dollari, che consentirà potenzialmente alla società di lanciare ogni settimana quattro serie o film da 100 milioni di dollari. Con queste ingenti disponibilità finanziarie, è altamente probabile che Netflix pubblicherà contenuti apprezzati dalle famiglie americane, facendo salire il numero degli abbonati a circa 90 milioni.


 


4. L’audience del football americano professionale potrebbe attraversare un declino strutturale.


Oggi il valore degli sport dal vivo per gli inserzionisti e le società di media tradizionali è indiscusso e la National Football League (NFL) è lo standard di riferimento. Tuttavia, sempre più giocatori della NFL si ritirano dopo poche stagioni per paura di subire lesioni permanenti. Inoltre, la stabilizzazione del pubblico negli ultimi due anni è ascrivibile in gran parte al ritorno di spettatori più anziani, ora che la NFL si concentra meno sulla politica e più sul gioco. Il calo dell’interesse è invece proseguito fra i giovani, che seguono una più ampia gamma di sport e sono più restii a praticare il football al liceo.


Io ad esempio sono cresciuto in una città del Midwest ossessionata dal football, dove anche la squadra delle matricole non aveva problemi a trovare giocatori e alle partite accorreva metà della popolazione. Oggi, a distanza di poco più di dieci anni, la squadra del primo anno riesce a malapena a mettere insieme 25 ragazzi e la partecipazione al campionato è in drastico calo, visto che i genitori sono preoccupati per la salute dei figli. Come fan dello sport, mi spiace dirlo, ma credo che fra un decennio saranno in pochissimi a seguire il football.


 


5. Con la diffusione dei veicoli autonomi, il consumo di contenuti mediatici potrebbe aumentare di un’ora al giorno.


L’adozione degli smartphone è ormai matura nel mondo sviluppato, dove il consumo quotidiano di contenuti multimediali è prossimo alle 10-11 ore a persona. Le auto senza conducente potrebbero assicurare un forte impulso alla crescita negli anni a venire. Inoltre, i circa 30 minuti per tratta del tragitto medio casa-lavoro negli Stati Uniti potrebbe aggiungere un’altra ora al consumo di media.


 


Con circa 2 milioni di unità vendute nel 2020, oggi le vetture senza conducente non rappresentano una quota sostanziale del mercato, ma si prevede una crescita esponenziale. Secondo varie stime del settore, il calo dei prezzi e l’impegno dei governi a promuovere i veicoli elettrici potrebbe far lievitare a 58 milioni il numero di guidatori che entro il 2030 avranno scelto soluzioni driverless. Il risultato: molti più occhi liberi per guardare film in streaming, podcast e servizi musicali nel prossimo decennio.



Nathan Meyer è un analista degli investimenti azionari per Capital Group, specializzato in società europee del settore media e satellite e in società statunitensi del settore media e videogiochi. Ha conseguito una laurea in economia e storia presso la Brown University.


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